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In un bosco di stelle, dal ricordo alla vita.


Natura & vita. E’ proprio vero: i ricordi più remoti arrivano con gli odori. Me lo confidò tanti anni fa una persona con cui ho condiviso un pezzo importante della mia vita. Mi disse così: “sono soprattutto gli odori, i profumi che arrivano al naso improvvisamente, che mi riportano alla mente cose che credevo dimenticate”.
Ho scoperto che è vero. Forse per molti di voi non è “gran cosa” ciò che sto scrivendo; probabilmente, anche in questa scoperta, arrivo in ritardo, come in tante altre cose della mia vita. Ma sono fatta così, quando scopro qualcosa la voglio condividere, presto o tardi che sia.
I ricordi li portano i profumi… Si, è così… Proprio pochi giorni fa, mentre camminavo in una delle mie solite passeggiate ho sentito un odore che da tempo non arrivava al mio naso, un forte odore di pino. Non ero in mezzo ad una pineta (magari), ma percorrevo una via del mio paese in cui ci sono alcuni pini. L’avevo già percorsa altre volte ma mai avevo sentito quel profumo.
Mi sono tornati alla mente i tanti campeggi fatti nei boschi quando ero adolescente, insieme agli animatori che ci accompagnavano.
Le tende piantate, i fuochi, i giochi, le camminate, la fatica… E poi, la notte: la notte in tenda o nascosta dietro agli alberi o alle rocce durante i tanti giochi notturni. Mi sono rivista accovacciata in mezzo al bosco, con la pila spenta per non farmi vedere, mentre si sentivano solo i passi degli altri giocatori sopra gli aghi di pino, e il mio respiro. E in alto, alzando la faccia, le stelle, tantissime.
Così, il  mio ricordo ha fatto un balzo: dalla pineta è passato al cielo. Il cielo in montagna è bellissimo, quasi si rimane sorpresi da tutte quelle stelle, e a volte viene anche un po’ di amarezza nel pensare che così tante non le vediamo mai, stando quaggiù, nelle luci delle città. Il ricordo del cielo stellato mi riporta automaticamente ad un altro momento che non dimenticherò mai: avevo 20 anni e mi trovavo più in alto, più in alto dei boschi, dove la vegetazione finisce ed è tutta roccia.
Una notte sono uscita dalla tenda perchè non riuscivo a dormire. Ricordo distintamente il momento in cui finii di chiudere la cerniera e mi voltai verso l’esterno, lasciandomi la tenda alle spalle. Davanti a me le altre piccole tende, sul corto prato che colorava appena il paesaggio roccioso. Non era buio, tutto era illuminato dalla luna e dalle stelle e tutto – e fu la cosa sconvolgente – taceva. Il silenzio era totale, non c’era il minimo rumore: tutti dormivano, il vento non c’era, animali neppure. Ricordo di essere rimasta immobile e di aver spalancato la bocca per lo stupore: un silenzio così non lo avevo mai sentito.
Solo lì io l’ho sentito. Mentre scrivo mi rendo conto che sentire il silenzio è quasi impossibile, e infatti non è il silenzio quello che senti, ma la vita. Il silenzio è l’assenza di rumore. E’ un’assenza che diventa essenza, l’essenza della vita diventa reale, diventa percepibile nella sua concretezza quando gli unici rumori sono quelli del tuo respiro e del tuo cuore. Ricordo di essermi commossa e di aver ringraziato la natura che in quel momento mi stava davanti immensa ma silenziosa, come a dirmi: “tu sei parte di me, io sono parte di te, noi siamo un’unica cosa”.
Quella volta imparai il valore del silenzio. Pochi giorni fa ho imparato un’altra cosa e cioè che quel silenzio, anche se è difficile da cogliere, c’è ancora, c’è sempre e basta poco per farlo rivivere, ad esempio il profumo di un pino.

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