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Primi mesi 2026: Dal blocco alla luce!

 
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Tarocchi: la tempesta di questo dicembre, da Natale a Capodanno

 

La neve a Natale, storia di un desiderio

A grande richiesta del mio gatto Pilù e dei suoi amici di quartiere (che in realtà sono a lui sottomessi in quanto li caccia dai loro giardini O__O) ecco il foglio di Natale 2! Altro mio semplice pensiero tirato a lucido in questa modalità praticamente illeggibile e assolutamente ignorata dall'algoritmo! E CI PIACE COSI'! Olè IL FOGLIO DI NATALE 2  LA BANALITA’ DELLA NEVE A NATALE, CHE TUTTI CE L’HANNO IN TESTA E INVECE NON C’E’ MAI. Colpa della tv, dei film che ho visto fin da bambina, che a Natale, in quelle storie ambientate a New York c’è sempre la neve. Colpa delle fiabe, dove a Natale nevica sempre, tristi o allegre storie che siano. Colpa della mia testa (ma dai!?) che ha sempre pensato al Natale con la neve e che ogni anno ci spera. Assomiglia un po’ alla storia del principe azzurro che prima o poi arriva e invece no, né principi né uomini azzurri, che poi sarebbero dei puffi inquietanti a ben pensarci (ma questa è un’altra storia). Ci sono anni in cui la neve la fa, co...

Che posto abbiamo noi?

“Che posto abbiamo noi, esseri umani che percepiscono, decidono, ridono e piangono, in questo grande affresco del mondo che offre la fisica contemporanea? Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persona che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro stesso sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante?” (Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica"). Non importa con quali parole t'interroghi, come tenti di costruire il racconto di ciò che non si può vedere, che si muove e si trasforma di continuo, che ci ingloba e ci supera. E' tutto un grande mistero in cui, più scopri qualcosa, più ti rendi conto che non sarà mai abbastanza nell'infinito in cui  siam...

Questa volta è l'ultima

Ricominciare, sempre, quante volte lo hai già fatto? E non hai voglia di rifarlo, proprio no ne hai. Questa volta speri di non doverlo fare, questa volta no. Ti tieni tutto in braccio, nei pugni, e poi borse, scatoloni, mobili, dove hai sistemato tutto ciò che ti ricordi di te. Tutto è contenuto, ben riposto, questa volta andrà bene perché c'è ordine e sai dove trovare ogni cosa protetta dal dubbio. Poi un giorno la finestra si spalanca all'improvviso e sbatte contro il muro, e non riesci a chiuderla perché un vento che ride di te è arrivato come dal nulla. Tutto vola via, le scatole si aprono, non puoi fare niente, troppo hai fatto. Sei muta al centro di un ciclone che sembra non dipendere da te e allo stesso tempo da te prendere forza. Tu sei la tua tempesta, sei stata anche altro, cielo terso e quiete, ma ora no. Ora è ancora vento, e quando tutto tornerà ad essere fermo, tu ricomincerai, ancora, un'altra volta. E penserai che è l'ultima.

DA BAMBINO IL NATALE ERA TUTTO UNO STUPORE, DA ADULTO È UN FASTIDIO SENZA RIMEDIO. PERCHÉ?

È una domanda che mi sono fatta ultimamente e a cui pare impossibile dare risposta chiara, come accade per tanti fenomeni sociali degli ultimi decenni (o forse di tutta la storia umana!). Una cosa è certa: da che mi ricordo di essere diventata adulta, almeno fisicamente, ho memoria di una certa aria satura di fastidio verso questa festa e il suo corollario di luci, pacchi e pacchetti. Mi ci metto dentro anche io: a tratti mi piace, a tratti non la sopporto. Ma perché è sempre più diffuso questo fastidio verso una festa che in fondo parla di luce, regali e buoni sentimenti? È davvero solo colpa del consumismo sfrenato in cui siamo capitati da fine Novecento in poi? Difficile rispondere; d'altronde, a me pare anche abbastanza misteriosa la causa che mi ha portato a scrivere questa cosa e a metterla dentro questo foglio. Ma ormai sono in ballo e quindi ballo, anzi scrivo: amico mio che leggi, ti spiattello un mini elenco in cui forse potresti ritrovarti, anche se non so con quale util...

Col dito nel naso dietro ad una foglia, oltre il tempo

L'immagine di me bambina, forse in prima elementare, nel cortile della scuola: accovacciata sul prato col grembiulino rosa, con una foglia secca mi copro metà faccia, e nell'altra metà spunta un mio dito nel naso. Devo avere questa foto da qualche parte e non ricordo chi me la scattò, ma so che ogni tanto mi torna in mente. Assolutamente avulsa dal contesto di gioco di quel momento, come spazzata via da una forza centrifuga in azione fuori e dentro di me... da un lato mi nascondo con la complicità di una splendida natura morta ma ancora viva, e dall'altra cerco chissà cosa nel mio naso. Insomma, già all'epoca ero molto più rivolta ai mondi dentro di me e a quelli altrove, piuttosto che a quello in cui tenevo appoggiate le gambe, accovacciata per non cadere o non volare via. Credo di essere ancora lì, sospesa tra il dito nel naso e la foglia che mi nasconde. Ero pallida e magra (ebbene sì, sono stata bambina e adolescente magra!), e non ero di certo tra quelle al centro ...