“Che posto abbiamo noi, esseri umani che percepiscono, decidono, ridono e piangono, in questo grande affresco del mondo che offre la fisica contemporanea? Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persona che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro stesso sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante?” (Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica").
Non importa con quali parole t'interroghi, come tenti di costruire il racconto di ciò che non si può vedere, che si muove e si trasforma di continuo, che ci ingloba e ci supera. E' tutto un grande mistero in cui, più scopri qualcosa, più ti rendi conto che non sarà mai abbastanza nell'infinito in cui siamo immersi, esseri perennemente distratti. Non importa se inizi ad indagare attraverso la scienza razionale o un sapere antico ed esoterico, alla fine, se la ricerca è autentica, arrivi sempre di fronte al grande enigma dell'inafferrabile in cui nasce ogni cosa che esiste. E poi ci sono momenti nella vita in cui ciò che i nostri occhi né gli altri sensi riescono a cogliere, viene comunque percepito, da altro, da altro che sentiamo essere in noi sebbene non riusciamo a definirlo. Ecco, io credo che riuscire a stare dentro ciò che sfugge alle nostre definizioni, sia la grande sorgente della nostra forza. Non è meraviglioso?

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