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DA BAMBINO IL NATALE ERA TUTTO UNO STUPORE, DA ADULTO È UN FASTIDIO SENZA RIMEDIO. PERCHÉ?


È una domanda che mi sono fatta ultimamente e a cui pare impossibile dare risposta chiara, come accade per tanti fenomeni sociali degli ultimi decenni (o forse di tutta la storia umana!). Una cosa è certa: da che mi ricordo di essere diventata adulta, almeno fisicamente, ho memoria di una certa aria satura di fastidio verso questa festa e il suo corollario di luci, pacchi e pacchetti. Mi ci metto dentro anche io: a tratti mi piace, a tratti non la sopporto. Ma perché è sempre più diffuso questo fastidio verso una festa che in fondo parla di luce, regali e buoni sentimenti? È davvero solo colpa del consumismo sfrenato in cui siamo capitati da fine Novecento in poi?

Difficile rispondere; d'altronde, a me pare anche abbastanza misteriosa la causa che mi ha portato a scrivere questa cosa e a metterla dentro questo foglio. Ma ormai sono in ballo e quindi ballo, anzi scrivo: amico mio che leggi, ti spiattello un mini elenco in cui forse potresti ritrovarti, anche se non so con quale utilità.

1-Esigenza di vivere la festa in modo più sobrio e intimo (che poi, alla fine, chi te lo impedisce?) in doloroso contrasto con il luna park permanente, a partire dalle luci a forma di Babbo Natale cubista che ha messo il tuo vicino di casa.

2-Desiderio segreto di vivere il Natale, comprando, bevendo, mangiando a più non posso (come l’odiato consumismo richiede) in attrito con l’impossibilità a farlo perché al massimo come regali puoi acquistare i fazzoletti di carta con le renne disegnate. (Questo motivo secondo me è più diffuso di quanto si ammetta.)

3-Quel poco di sincero che ancora questa festa emana ti infastidisce, perché senti che qualcosa di buono e antico sta svanendo, dentro e fuori di te.

4-Ti sembra che siano tutti felici tranne te, per svariati motivi reali o immaginari.

Il foglio sta finendo e io avrei ancora altro da scrivere, ma quando lo spazio finisce finisce, e quindi ciao! Alla prossima! (forse)

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