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Il nostro invisibile prolungamento

Dove va tutto la gioia, dove va tutto il dolore che viviamo negli anni della nostra vita?

Dove va la speranza, la disillusione? Dove va la tristezza, la preghiera.
Dove va questo corpo immenso di emozioni che nutriamo per tutta la vita?

Viene semplicemente emanato da noi e poi si disperde?
Cade a terra come l'acqua o come briciole di pane, che poi si leccano i cani nelle pozzanghere, o si mangiano i passerotti infreddoliti?

Dove va l'amore che buttiamo fuori, quello che rimane inutilizzato? quello che muore dentro di noi? Bhe, quello forse marcisce e diventa rancore e insoddisfazione.
Ma allora mi chiedo dove vanno il rancore e l'insoddisfazione?

Domande assurde forse, domande inutili, rompi-capo senza meta.
Eppure mi sorgono spontanee.

Perchè?
Forse perchè sento che nulla dev'essere sprecato, che ci dev'essere qualcosa che raccoglie tutto quello che straborda distratto da noi.
Una forza che con il suo grosso braccio raccoglie tutto e lo distribuisce nel mondo, anzi, nell'Universo, per concimare vita lontano da noi.

Oppure ogni goccia di sentimento che perdiamo per strada, ha già in se tutto l'occorrente per fare il suo dovere: fiorire. Manifestarsi in ogni millimetro di terra e di tempo in cui siamo immersi.
Sbocciare in ogni attimo di vita. Non importa se questa materia emotiva proviene dalla gioia o dal dolore, è buon terriccio per fare altro.

E questo altro è attorno a noi, e non è affatto altro, è noi.
E' quella luce particolare che ci fa venire voglia di scattare una foto, è un canto improvviso che ci arriva da una finestra del centro, è uno sguardo dolce che non ci aspettiamo, è il musino del nostro gatto che si appoggia su di noi, è ogni nuova occasione che riusciamo a riconoscere.

Quello che sono e quello che sento non sono separati e tutto ciò che avviene fuori di noi è il nostro invisibile prolungamento.
Forse.

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