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2012: il mondo bloccato dentro al filo spinato

2012: il mondo bloccato dentro al filo spinato

Tutto quello che aveva letto sul 2012 si avverrò. Quel giorno dal sole arrivò un'ondata talmente forte di energia che tutto il mondo si oscurò. Tutto andò in tilt, la macchina-terra si fermò. Subito andò via la luce, poi l'acqua corrente. Si sparse la voce che il forte raggio solare aveva messo fuori uso i trasformatori di energia e che non si sapeva come farli ripartire. Tutte le fabbriche di tutte le industrie di tutto il mondo si fermarono. Erano passati due giorni e l'umanità era letteralmente ferma: niente più benzina per far muovere le auto. Camion bloccati nelle autostrade, treni fermi in mezzo ai boschi o ai trafori, navi ancorate in alto mare. Ognuno tentò come poteva, cioè a piedi o a nuoto, di arrivare a casa. E quando furono a casa dovettero fare i conti con il nulla, o meglio, con la vita che si faceva decenni fà, forse secoli. All'inizio si pensò che sarebbe stata questione di pochi giorni, qualcuno trovò anche affascinante stare in casa a lume di candela, o andare al lavoro in bicicletta, con calma, senza traffico. Poi però, quando tutto si bloccò definitivamente, il lavoro verso cui andare si volatilizzò. Niente ufficio, niente manovia, niente negozio. Niente produzione, niente commercio, niente finanza. Tutto fermo. I soldi inziarono ad apparire inutili. La gente cominciò a guardarli per quello che sono quando li hai in mano: pezzi di carta.
In compenso, qualcosa acquistò valore: la terra e gli animali. I più fortunati erano coloro che avevano un orto, anche di pochi metri. O quelli che avevano qualche gallina, come si dice: un uovo al giorno...
Il ragazzino vedeva i suoi genitori raccogliere ogni giorno qualcosa: due pomodori, una zucchina, tre melanzane. E non erano mai state così buone, e così preziose. Agli occhi di chi viveva in un attico in centro, quella verdura brillava più dell'oro. All'inizio si riusciva a comprare qualcosa con i soldi. Poi, chi aveva da mangiare, frutto o verdura che fosse, decise di tenerselo per sè. A nulla serviva bussare alla porta per chidere cibo in cambio di oro o denaro. Nessuno dava niente e nessuno.
Il blocco del mondo continuava, erano passate poche settimane e l'umanità era già impazzita, anzi, inferocita. Pare che la fame faccia molto incazzare.
Così, un bel giorno, il ragazzino andò nell'orto e ci trovò suo padre. Stava mettendo del filo spinato lungo il confine con la strada. Aveva le mani sanguinanti ma sembrava non farci caso, lavorava in fretta, come una furia con il terrore negli occhi.
Passarono il resto dei loro giorni a fare la guardia all'orto, fucili in mano a difendere le melanzane.

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