Passa ai contenuti principali

E se anche le casse automatiche avessero un cuore?

In riferimento al post precedente, oggi mi chiedo: sono relazioni in via di estinzione a causa della drastica diminuzione delle piccole attività? Può essere, con i commessi e i cassieri dei grandi centri già è più difficile, ma non impossibile. E come la mettiamo con le casse automatiche? bé, anche loro hanno un cuore!

Scherzi a parte, non c'è nulla che può impedire alle persone di mettersi in relazione, se non le persone stesse. In qualsiasi contesto frutto della deriva imbarazzante del cosiddetto progresso, c'è una possibilità di rapporto.

Per esempio alcuni giorni fa mi sono divertita con una ragazza che mi ha insegnato ad usare le casse automatiche, perché fino a quel giorno mi ero sempre rifiutata (da vera boomer qualcuno direbbe!). Ma era arrivato il momento di affrontare la realtà, ho guardato l'addetta con aria sia di sfida che di supplica, e abbiamo fatto il lavoro insieme. Da quel giorno, quelle poche volte che torno in quel posto - che non sono tante perché non vado quasi mai nella grande distribuzione - quando vado in zona casse (automatiche o meno) ci becchiamo con lo sguardo e ci salutiamo con un sorriso divertito.

Tralasciando il fatto che raramente ci si dimentica del mio irresistibile carisma comico, credo che l'esempio sia chiaro. Le relazioni stanno diventando la vera sfida quotidiana. Non sto parlando di quelle amorose o familiari (che lo sono da sempre) ma di ogni tipo di relazione, di contatto, anche fugace. Dal saluto a chi conosciamo di vista (magari da 20 anni), all'effetto che ci fa il banchiere che quando ci sorride sembra sia affetto da paresi, a come reagiamo alla cameriera che ci passa davanti 10 volte ma evita il nostro sguardo perché è travolta dal lavoro, all'anziano al bar che ci vuole far bere a tutti i costi il caffè corretto alle 8 di mattina, perché fa bene, tira su. Ogni sfumatura umana in cui cadiamo immersi, anche per pochi secondi, concorre a costruire la nostra struttura di esseri umani autentici. E comunque sul caffè corretto, c'è sicuramente del vero!

Commenti

Post popolari in questo blog

La neve a Natale, storia di un desiderio

A grande richiesta del mio gatto Pilù e dei suoi amici di quartiere (che in realtà sono a lui sottomessi in quanto li caccia dai loro giardini O__O) ecco il foglio di Natale 2! Altro mio semplice pensiero tirato a lucido in questa modalità praticamente illeggibile e assolutamente ignorata dall'algoritmo! E CI PIACE COSI'! Olè IL FOGLIO DI NATALE 2  LA BANALITA’ DELLA NEVE A NATALE, CHE TUTTI CE L’HANNO IN TESTA E INVECE NON C’E’ MAI. Colpa della tv, dei film che ho visto fin da bambina, che a Natale, in quelle storie ambientate a New York c’è sempre la neve. Colpa delle fiabe, dove a Natale nevica sempre, tristi o allegre storie che siano. Colpa della mia testa (ma dai!?) che ha sempre pensato al Natale con la neve e che ogni anno ci spera. Assomiglia un po’ alla storia del principe azzurro che prima o poi arriva e invece no, né principi né uomini azzurri, che poi sarebbero dei puffi inquietanti a ben pensarci (ma questa è un’altra storia). Ci sono anni in cui la neve la fa, co...

Che posto abbiamo noi?

“Che posto abbiamo noi, esseri umani che percepiscono, decidono, ridono e piangono, in questo grande affresco del mondo che offre la fisica contemporanea? Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persona che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro stesso sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante?” (Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica"). Non importa con quali parole t'interroghi, come tenti di costruire il racconto di ciò che non si può vedere, che si muove e si trasforma di continuo, che ci ingloba e ci supera. E' tutto un grande mistero in cui, più scopri qualcosa, più ti rendi conto che non sarà mai abbastanza nell'infinito in cui  siam...

Questa volta è l'ultima

Ricominciare, sempre, quante volte lo hai già fatto? E non hai voglia di rifarlo, proprio no ne hai. Questa volta speri di non doverlo fare, questa volta no. Ti tieni tutto in braccio, nei pugni, e poi borse, scatoloni, mobili, dove hai sistemato tutto ciò che ti ricordi di te. Tutto è contenuto, ben riposto, questa volta andrà bene perché c'è ordine e sai dove trovare ogni cosa protetta dal dubbio. Poi un giorno la finestra si spalanca all'improvviso e sbatte contro il muro, e non riesci a chiuderla perché un vento che ride di te è arrivato come dal nulla. Tutto vola via, le scatole si aprono, non puoi fare niente, troppo hai fatto. Sei muta al centro di un ciclone che sembra non dipendere da te e allo stesso tempo da te prendere forza. Tu sei la tua tempesta, sei stata anche altro, cielo terso e quiete, ma ora no. Ora è ancora vento, e quando tutto tornerà ad essere fermo, tu ricomincerai, ancora, un'altra volta. E penserai che è l'ultima.