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Fuori dal Covid, insieme: nessuno sporcherà il nostro sforzo



𝐂𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐛𝐫𝐢𝐜𝐢𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚, 𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚

Noi che facevamo fatica a fare la fila anche ai botteghini dei cinema e dei concerti, che se proprio la facevamo, la facevamo a raggiera o a fiore che sboccia! (ah il caos, ah la creatività!). Noi, ora facciamo la fila anche al mercato! Oggi nella mia città va in onda il primo mercato al tempo del Covid: solo bancarelle di generi alimentari e piante (mi pare), ingresso contingentato e solo un'entrata, il resto è transenne, fasce bianco-rosse e qualche agente a controllare.

E naturalmente lei: la fila. Questa cosa aliena con cui anche noi italiani abbiamo iniziato a prendere confidenza, anche a richiedere e ad esigere. E poi i bar del centro, con i lavori in corso o aperti solo per asporto: una mano con il bicchierino di caffè si sporge dalla vetrata per servire il signore in bicicletta. L'atmosfera è surreale, quasi più di quando tutto era deserto. Sembriamo sbucare fuori dalle case per verificare se ancora c'è il sole, per guardarci ancora, cercarci, oltre i metri e le mascherine.
Rimaniamo a distanza, rispettosi, delle regole e di noi stessi.

Sì, abbiamo imparato a fare la fila, abbiamo imparato oggi più che mai cosa vuol dire assumersi la responsabilità dei propri gesti, perchè possono significare la vita o la morte. Abbiamo imparato ad accettarle e a collaborare affinchè diano frutto, oltre le diverse opinioni politiche, le critiche e i giudizi, che pur esistono, in un paese democratico. So che tante cose non le abbiamo ancora imparate, e vale per tutti, per me, per voi, per i politici, le istituzioni, gli scienziati.

Noi stiamo facendo la nostra parte, ma dobbiamo vigilare affinchè nessuno "cavalchi" il nostro essere "rispettosi delle regole", NESSUNO lucri sulle nostre teste preoccupate, sui nostri corpi in fila ai negozi. Rispettare le regole non significa essere passivi alle ingiustizie. Troppe volte abbiamo visto criminali e corrotti arricchirsi sulla schiena delle tragedie.

Nessun interesse economico o smania di potere di qualche salotto internazionale e/o di grandi industrie deve prevalere sul perseguimento del bene comune.

Le istituzioni, a cui ci siamo dovuti affidare, non devono deluderci, se lo faranno sarà la fine perchè stiamo usando gli ultimi grammi di fiducia che ci erano rimasti. Loro devono perseverare con l'operatività e la vigilanza, migliorandosi di continuo dove sbagliano, devono SFORZARSI di rimanere integri, autenticamente coinvolti nella loro missione, mentre noi esercitiamo la pazienza, la speranza e l'operosità cercando di reinventare o rianimare attività lavorative sospese, chiuse o semi-chiuse.

Infine non dobbiamo dimenticare una cosa fondamentale: DIAMO VALORE A QUELLO CHE STIAMO FACENDO. Stiamo facendo una cosa grande, tutti insieme, ognuno come può. Forse per la prima volta nella storia recente ci siamo uniti verso un obiettivo comune: difendere la vita e il diritto alla salute, consci che convivere con regole e limitazioni significhi, paradossalmente, lottare per la vita e la libertà. Ce la stiamo riconquistando centimetro dopo centimetro contro un nemico invisibile.
Facciamo in modo che il nemico sia e rimanga solo il virus e non le persone e chi le rappresenta.

Insieme, ce la faremo.

Miriam

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