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Visualizzazione dei post da 2025

Tarocchi: la tempesta di questo dicembre, da Natale a Capodanno

 

La neve a Natale, storia di un desiderio

A grande richiesta del mio gatto Pilù e dei suoi amici di quartiere (che in realtà sono a lui sottomessi in quanto li caccia dai loro giardini O__O) ecco il foglio di Natale 2! Altro mio semplice pensiero tirato a lucido in questa modalità praticamente illeggibile e assolutamente ignorata dall'algoritmo! E CI PIACE COSI'! Olè IL FOGLIO DI NATALE 2  LA BANALITA’ DELLA NEVE A NATALE, CHE TUTTI CE L’HANNO IN TESTA E INVECE NON C’E’ MAI. Colpa della tv, dei film che ho visto fin da bambina, che a Natale, in quelle storie ambientate a New York c’è sempre la neve. Colpa delle fiabe, dove a Natale nevica sempre, tristi o allegre storie che siano. Colpa della mia testa (ma dai!?) che ha sempre pensato al Natale con la neve e che ogni anno ci spera. Assomiglia un po’ alla storia del principe azzurro che prima o poi arriva e invece no, né principi né uomini azzurri, che poi sarebbero dei puffi inquietanti a ben pensarci (ma questa è un’altra storia). Ci sono anni in cui la neve la fa, co...

Che posto abbiamo noi?

“Che posto abbiamo noi, esseri umani che percepiscono, decidono, ridono e piangono, in questo grande affresco del mondo che offre la fisica contemporanea? Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persona che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro stesso sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante?” (Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica"). Non importa con quali parole t'interroghi, come tenti di costruire il racconto di ciò che non si può vedere, che si muove e si trasforma di continuo, che ci ingloba e ci supera. E' tutto un grande mistero in cui, più scopri qualcosa, più ti rendi conto che non sarà mai abbastanza nell'infinito in cui  siam...

Questa volta è l'ultima

Ricominciare, sempre, quante volte lo hai già fatto? E non hai voglia di rifarlo, proprio no ne hai. Questa volta speri di non doverlo fare, questa volta no. Ti tieni tutto in braccio, nei pugni, e poi borse, scatoloni, mobili, dove hai sistemato tutto ciò che ti ricordi di te. Tutto è contenuto, ben riposto, questa volta andrà bene perché c'è ordine e sai dove trovare ogni cosa protetta dal dubbio. Poi un giorno la finestra si spalanca all'improvviso e sbatte contro il muro, e non riesci a chiuderla perché un vento che ride di te è arrivato come dal nulla. Tutto vola via, le scatole si aprono, non puoi fare niente, troppo hai fatto. Sei muta al centro di un ciclone che sembra non dipendere da te e allo stesso tempo da te prendere forza. Tu sei la tua tempesta, sei stata anche altro, cielo terso e quiete, ma ora no. Ora è ancora vento, e quando tutto tornerà ad essere fermo, tu ricomincerai, ancora, un'altra volta. E penserai che è l'ultima.

DA BAMBINO IL NATALE ERA TUTTO UNO STUPORE, DA ADULTO È UN FASTIDIO SENZA RIMEDIO. PERCHÉ?

È una domanda che mi sono fatta ultimamente e a cui pare impossibile dare risposta chiara, come accade per tanti fenomeni sociali degli ultimi decenni (o forse di tutta la storia umana!). Una cosa è certa: da che mi ricordo di essere diventata adulta, almeno fisicamente, ho memoria di una certa aria satura di fastidio verso questa festa e il suo corollario di luci, pacchi e pacchetti. Mi ci metto dentro anche io: a tratti mi piace, a tratti non la sopporto. Ma perché è sempre più diffuso questo fastidio verso una festa che in fondo parla di luce, regali e buoni sentimenti? È davvero solo colpa del consumismo sfrenato in cui siamo capitati da fine Novecento in poi? Difficile rispondere; d'altronde, a me pare anche abbastanza misteriosa la causa che mi ha portato a scrivere questa cosa e a metterla dentro questo foglio. Ma ormai sono in ballo e quindi ballo, anzi scrivo: amico mio che leggi, ti spiattello un mini elenco in cui forse potresti ritrovarti, anche se non so con quale util...

Col dito nel naso dietro ad una foglia, oltre il tempo

L'immagine di me bambina, forse in prima elementare, nel cortile della scuola: accovacciata sul prato col grembiulino rosa, con una foglia secca mi copro metà faccia, e nell'altra metà spunta un mio dito nel naso. Devo avere questa foto da qualche parte e non ricordo chi me la scattò, ma so che ogni tanto mi torna in mente. Assolutamente avulsa dal contesto di gioco di quel momento, come spazzata via da una forza centrifuga in azione fuori e dentro di me... da un lato mi nascondo con la complicità di una splendida natura morta ma ancora viva, e dall'altra cerco chissà cosa nel mio naso. Insomma, già all'epoca ero molto più rivolta ai mondi dentro di me e a quelli altrove, piuttosto che a quello in cui tenevo appoggiate le gambe, accovacciata per non cadere o non volare via. Credo di essere ancora lì, sospesa tra il dito nel naso e la foglia che mi nasconde. Ero pallida e magra (ebbene sì, sono stata bambina e adolescente magra!), e non ero di certo tra quelle al centro ...

E se anche le casse automatiche avessero un cuore?

In riferimento al post precedente, oggi mi chiedo: sono relazioni in via di estinzione a causa della drastica diminuzione delle piccole attività? Può essere, con i commessi e i cassieri dei grandi centri già è più difficile, ma non impossibile. E come la mettiamo con le casse automatiche? bé, anche loro hanno un cuore! Scherzi a parte, non c'è nulla che può impedire alle persone di mettersi in relazione, se non le persone stesse. In qualsiasi contesto frutto della deriva imbarazzante del cosiddetto progresso, c'è una possibilità di rapporto. Per esempio alcuni giorni fa mi sono divertita con una ragazza che mi ha insegnato ad usare le casse automatiche, perché fino a quel giorno mi ero sempre rifiutata (da vera boomer qualcuno direbbe!). Ma era arrivato il momento di affrontare la realtà, ho guardato l'addetta con aria sia di sfida che di supplica, e abbiamo fatto il lavoro insieme. Da quel giorno, quelle poche volte che torno in quel posto - che non sono tante perché non v...

Non dire mai "è solo un caffè"

Sto pensando al valore della prossimità, dei luoghi e delle persone che ogni giorno incontri nel tuo quotidiano, che può essere più o meno roseo. Il bar dove la brioche è super buona, quello che ha il caffè migliore, l'altro che ha il giardino dove ti metti a sedere come stare in vacanza, e in tutti c'è uno scambio semplice ma immancabile, ogni benedetta volta. I sorrisi, le chiacchiere, le battute, con il barista, gli avventori di sempre, che a volte saluti solo con un cenno e altre ti ci siedi insieme… così, come viene. Persone che frequenti per anni senza nemmeno rendertene conto, in pratica, spesso ci cresci insieme, caffè dopo caffè. A volte qualcuno se ne va, e allora anche quell'addio è qualcosa di leggero, di sognante, come tutto il tempo trascorso insieme. Un tempo fuori dal tempo, quasi sospeso, che nel tempo, ha contato. A queste persone, quando se ne vanno (per posti migliori o peggiori, o per sempre) si rivolgono i nostri migliori saluti, senza nessun pesante a...

Il tempo dei cervi

Era il tempo dei cervi, una manciata d'anni fa che però sembra un'altra vita. Il passato è una bolla volante che ci racconta storie... di quelle magiche che non muoiono mai. Come questa... Andavo a camminare la mattina all'alba. Percorrevo  il sentiero sul Rubicone e molto spesso vedevo una famiglia di cervi (che forse erano daini o caprioli...). Li vedevo camminare tranquillamente sui pendii che ci sono tra la Villa Di Bagno e il centro sportivo Seven. Sbucavano tra una macchia di vegetazione e l'altra... prima alcuni adulti e poi altri piccoli... ed inutile dirlo, quando incontri creature del genere tutto si ferma. E io mi fermavo, stavo immobile ad osservarli... e loro spesso osservavano me... si fermavano per qualche istante e poi ripartivano. Io trattenevo il fiato dall'emozione e perché temevo di spaventarli col minimo movimento. Tra noi c'erano il fiume, qualche metro di terreno e mille misteri. Era diventato ormai un appuntamento quotidiano... al mattino...

La paura ti serve

L'essere umano medio tendenzialmente ama crogiolarsi in stati d'animo passivi come l'apatia, la nostalgia, la lamentela, il senso di mancanza...  Ammettiamolo a volte proprio ci piace starci dentro, vi facciamo accomodare la nostra pigrizia e arrendevolezza... e stiamo lì. Ma c'è un'emozione cupa in cui non riusciamo a sostare, che risulta estranea al nostro "dolore di comodo"... ed è la paura. Essa non ci offre un divano damascato su cui sdraiarci con la bolla al naso, anzi ci fa sobbalzare in preda al panico. Succede dunque che la nostra giornata di confortevole e ben delimitata sofferenza, diventa dolore reale. Non lo avevamo previsto. Avevamo pesato una dose di malessere sufficiente alla nostra pigrizia procrastinante, e messo in conto di abbracciare i cuscini e lacrimare un po', ascoltando magari qualche canzone triste. Ma il tremare dalla paura non era nel copione. Eppure lei ad un certo punto arriva, come naturale conseguenza del corollario ...

La neve di ieri, i cieli di oggi

Ho il ricordo di un'infanzia innevata. Da ché ho memoria, ogni inverno un po' di neve la faceva sempre... e allora io e mia sorella ci gettavamo in strada col bob o in giardino a fare il pupazzo di neve. Non passava inverno che non nevicasse, spesso a febbraio, nel periodo di carnevale. Devo dire che anche quand'ero ragazzina nevicava, passava a prendermi la mia amica e vicina Lara e andavamo a "rugolarci" giù dalla collina del Seven con gli slittini. Ogni tanto qualche gruppo di "grandi" ci concedeva il lusso di salire a bordo dei loro gommoni, e provare il brivido del rischio di volare nel fiume. Che cadute! Che botte!... E poi basta, sempre meno, quasi mai... la neve è diventata (per la gioia di molti) cosa rara, e super allarmante già dal primo fiocco. Grande avvenimento fu la nevicata del 2012 (se non erro) e devo dire che in effetti fu cosa esagerata (e realmente allarmante per molte zone), quasi un metro a Savignano, e le colline sepolte da metri ...

Il tempo dei pavoni

Lo ricordo come il tempo dei pavoni. E' successo anni fa, forse dieci. Nel mio quartiere si aggirava quotidianamente un gruppo di pavoni! Alcuni maschi che ci onoravano della loro magnifica ruota in corteggiamento delle femmine del gruppo, e uno (o forse erano due!?) albino, completamente bianco. Questa strana comitiva, che sembrava uscita da un mondo parallelo, camminava tranquillamente per le vie attorno a casa mia, entrando anche nei cortili e saltando su tetti e terrazzi. Nelle faccende di lavoro e di studio, mi dimenticavo di loro, poi alzando la testa pensierosa, e guardando fuori, che fosse mattina o pomeriggio, eccoli lì. Apparivano nelle mie giornate come un promemoria della magìa, dell'"oltre" che ci circonda, recapitato da esseri a dir poco speciali. Ricordo di aver saputo che provenivano da una casa della campagna qui vicino: ogni giorno svolazzavano fuori dal recinto e si facevano un giro nel quartiere. Allora presi l'abitudine, nelle mie passeggiate ...